Eugène Fromentin


Eugène Fromentin (La Rochelle 1820 – 1876), “Guerrieri berberi”, 1860 circa.


Olio su tela.

30 x 60 cm entro cornice, 70 x 100 cm cornice compresa.

Firmato “E. F” in basso a destra.


La tela raffigura un gruppo di uomini arabi a cavallo; sullo sfondo è rappresentato un paesaggio arido che rimanda ai vasti territori del Nord Africa, visitati dall’artista durante i numerosi viaggi in Algeria.

Gli uomini berberi sono ritratti in abiti ed armi tradizionali; emerge un’attenzione da parte di Fromentin quasi documentaristica, un approccio precocemente etnografico non comune negli artisti dell’epoca: gli orientalisti, infatti, erano soliti sacrificare veridicità storica in cambio di bellezza estetica, ricercata dagli acquirenti europei affascinati dall’esotismo. Le composizioni pittoresche lasciano qui spazio ad una visione rispettosa e composta, che nobilita la figura del cavaliere berbero.

La luce nell’opera è intensa, quasi abbagliante; a livello cromatico prevale una palette calda composta da sfumature di terre, ocre e bruni, che contribuiscono ad evocare la calura del deserto.


Testi a cura di Anna Vocale


Biografia


Eugène Fromentin nasce a La Rochelle nel 1820, figlio di una famiglia agiata. Il padre Pierre Fromentin-Dupeux era medico e pittore amatoriale e dalla passione del padre apprende i primi fondamenti dell’arte. 

Dopo studi brillanti nella città natale, Fromentin si trasferisce a Parigi, dove si laurea in giurisprudenza nel 1834; tuttavia la vocazione artistica molto forte lo porta ad abbandonare il mestiere di avvocato per entrare nell’atelier del pittore paesaggista Jean-Charles Rémond (1795 – 1875). Successivamente diventa apprendista presso un altro artista francese, Louis Nicolas Cabat (1812-1893).

Nel 1846 di nascosto dalla famiglia parte alla volta dell’Algeria, dove rimane affascinato dai paesaggi deserti e dalla popolazione locale, aderendo alla corrente orientalista esplosa al Salon qualche anno prima.
L’anno successivo partecipa alla mostra annuale dell’istituzione parigina con dei paesaggi ispirati agli schizzi sui taccuini di viaggio, come Moschea vicino Algeri e Le gole di Chiffa. Nel 1849 presenta alcune tele al Salon tra cui Donne di Algeri, per cui riceve un premio.

Tre anni dopo torna in Algeria con la novella sposa, compiendo il secondo dei suoi tre viaggi nella regione, con una spedizione archeologica che gli permette di studiare da vicino usi, costumi e paesaggi del luogo.

Le sue opere riflettono una ricerca meticolosa quasi etnologica, come dimostra la scrittura dei vari giornali di viaggio pubblicati successivamente su alcune riviste, come Un été dans le Sahara (1854) e Une année dans le Sahel (1857). Pur proseguendo con la sua carriera pittorica, Fromentin ha un breve excursus letterario, con la pubblicazione del romanzo autobiografico Dominique nel 1863.

Nel 1876 si candida per un posto all’Académie française, ma perde alle votazioni della Commissione contro l’incisore e critico d’arte Charles Blanc. Lo stesso anno pubblica un’opera di critica artistica dedicata agli old masters del Seicento fiammingo quali Rubens e Rembrandt, il volume Les maîtres d'autrefois (1876). Si spegne dopo una breve malattia.

Specializzato in soggetti orientalisti, le sue opere sono conservate nei principali musei francesi, tra cui il Louvre, il Musée d’Orsay e il Museo di belle arti di Reims.

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