Beppe Ciardi

Beppe Ciardi

Beppe Ciardi

Venezia 1875 - Quinto di Treviso 1932

Beppe Ciardi, all’anagrafe Giuseppe, nasce a Venezia nel 1875. Figlio d’arte, il padre è il paesaggista Guglielmo Ciardi, noto principalmente per le sue vedute della laguna veneta. La sorella minore, Emma Ciardi, diventa anche lei una pittrice affermata e apprezzata a livello internazionale.
Grazie al padre ha il suo primo contatto con la pittura, come dimostra un a composizione di tre paesaggi alpini datata tra 1888 e 1892, oggi conservata presso una fondazione privata di Treviso. Nonostante l’evidente attitudine e precoce talento del figlio, Guglielmo non approva per lui un futuro da artista, preferendo invece una carriera scientifica; Beppe è costretto a iscriversi alla facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Padova, frequentandola per tre anni. Preceduto dalla notorietà di Guglielmo, che nel frattempo era stato nominato professore di Paesaggio presso il Regio Istituto di Belle arti di Venezia, Beppe esordisce alla II edizione della Triennale di Milano con alcuni studi dal vero.
Nel frattempo trascura gli studi universitari per dedicare sempre più tempo alla pittura: nel 1896 lascia l’università per entrare nell’istituzione dove insegna il padre, scegliendo però di non seguire il suo corso; si iscrive invece a disegno di Figura, la cui cattedra è in quel periodo è affidata al pittore Ettore Tito. Lo stesso anno si presenta alla mostra internazionale dell’Arte e dei Fiori di Firenze con due nature morte.
Alla III Biennale di Venezia del 1899, a cui partecipano sia padre che figlio, Beppe esordisce a livello nazionale con il trittico Terra in fiore e Monte Rosa, dipinto dalle discrete dimensioni.
Terminati gli studi presso l’Accademia, Beppe comincia a dedicarsi al ritratto, sia familiare che su commissione e alle scene di genere all’aria aperta. Continua ad essere presente il paesaggio, ma in maniera più mitigata: esso fa da sfondo a teneri istanti dell’infanzia, di cui sono protagonisti bambine intente nei loro giochi (come in Fiori di prato, 1900 circa) o giovani monelli (Il bagno o Ragazzi sul fiume, 1899). Gli studi dal vero della campagna romana e della vita agreste dei popolani saranno poi utilizzati dall’artista per il trittico La parabola delle agnelle, presentato alla Triennale di Milano del 1900 e per cui il pittore viene premiato.
Sempre in questo periodo Beppe affronta una parentesi simbolista, in cui è evidente un rimando alla pittura tedesca, specialmente del pittore Arnold Bocklin, come in Giardino al chiaro di luna (1900).

Tra il 1905 e il 1907 l’artista riprende dagli esordi l’ambientazione primaverile, dedicandosi ad una serie di tele dove il tema predominante è ancora una volta la fanciullezza; figurano spesso bimbi ridenti, fiori e mandorli, come in Farfalle o Sorrisi, esposta alla VII Edizione della Biennale di Venezia.
Artista dalla personalità schiva ed introversa, nelle sue opere è evidente una continua riflessione concettuale sulle emozioni umane e sui legami che essi intrecciano tra loro, come si evince dalla presenza di numerose versioni di tele riguardanti i temi della maternità, della partenza, ma anche della primavera come simbolo di gioventù e rinascita. 
Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 i Ciardi si ritirano nella dimora di Quinto di Treviso; l’anno seguente Guglielmo, Beppe e Emma espongono alla mostra a loro intitolata nella Galleria Centrale d’Arte di Milano, dove il nostro pittore riscuote grandi successi.
Durante gli anni Venti raggiunge la maturità artistica: la sua pennellata è scattante e spezzettata, la stesura si fa carica di materia pittorica.

Nel 1924 l’artista è nominato membro del Consiglio direttivo della Biennale, per poi inaugurare una piccola personale alla Galleria Corona di Napoli; sempre in quell’anno dipinge il suo più celebre Autoritratto, oggi conservato agli Uffizi: raffigurato nelle vesti di pittore, con tavolozza e cavalletto, la figura di Beppe si immerge in quel paesaggio agreste che da decenni ha caratterizzato la sua opera.
Durante gli ultimi anni della sua vita, lo stile dell’artista si fa immediato e sintetico, i paesaggi rappresentano una natura incontaminata e impervia, acre (Tramonto sul Sile, 1928); la pennellata al contrario diventa densa e stratificata, divisa in filamenti di colori, in un’interpretazione tutta personale del divisionismo.
Nel 1932 partecipa alla sua ultima Biennale con tre opere di grandi dimensioni, raffiguranti una veduta sul fiume Piave, un paesaggio marino ed una scena di vita rurale; si spegne lo stesso anno.
Le sue tele sono oggi conservate nei più importanti musei nazionali ed internazionali e molto ambite dai collezionisti privati.