Vittorio Matteo Corcos

Vittorio Matteo  Corcos

Vittorio Matteo Corcos

Livorno 1859 - Firenze 1933

Vittorio Matteo Corcos nasce a Livorno il 4 ottobre 1859 da una famiglia ebraica della media borghesia. Il padre Isach era un commerciante mentre la madre, Giuditta Baquis, proveniva da un ambiente colto; Vittorio dimostra sin da subito una forte attitudine al disegno a cui i genitori danno seguito, permettendo al giovane di seguire le lezioni di Giuseppe Baldini nella città natale. Nel 1875 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze per continuare i suoi studi, vincendo anche una medaglia d’argento per i meriti.

 Per completare la sua formazione, Corcos sente il bisogno di seguire la lezione di Domenico Morelli; così grazie ad una borsa di studio del Comune di Livorno si trasferisce a Napoli, dove è ammesso all’Accademia di Belle Arti. A questo periodo risale l’opera Arabo in preghiera (1880), acquistata dal Re Umberto I alla Promotrice Salvator Rosa ed ora nella collezione del Museo di Capodimonte.

Dopo il diploma nell’autunno del 1880 si trasferisce a Parigi, dove agli inizi si arrangia dipingendo ventagli e spartiti musicali per l’editore Heugel. Il fortuito incontro con Giuseppe de Nittis gli permette di entrare in contatto con la Maison Goupil, dove conosce Degas, Manet, Zola e lo scrittore che più apprezza, Daudet. Nella città francese studia con Léon Bonnat, apprendendone il rigore formale e un alto livello di resa psicologica nel ritratto.

Nel 1881 firma un contratto di quindici anni con il mercante Adolphe Goupil che ne decreta il successo internazionale.

 Cinque anni dopo torna in Italia e si stabilisce a Firenze, dove conosce Emma Ciabatti, vedova Rotigliano, donna colta e raffinata con una vivace attività letteraria.

I due si sposano formando una coppia affiatata sia nella vita privata sia nel mondo culturale: Emma introduce Corcos nei salotti letterari fiorentini riuscendo a consolidarne i contatti con l’ambiente intellettuale dell’epoca; negli anni i due coniugi ospitano nella loro casa artisti e scrittori come Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

Tra le sue opere più note ricordiamo Sogni (1896), oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma: un ritratto femminile che esprime introspezione e modernità, elementi ricorrenti nell’opera dell’artista.

La modella è Elena Vecchi, figlia dello scrittore e ufficiale di marina Augusto Vecchi, noto con lo pseudonimo di Jack La Bolina. Cresciuta in un ambiente colto e progressista, Elena rappresentava per Corcos un ideale di femminilità moderna e indipendente. Il loro intenso legame sia artistico che personale si traduce in un’opera che è diventata simbolo della nuova donna della Belle Époque: emancipata, pensosa, consapevole di sé.

Il celebre Ugo Ojetti commentò così la sua poetica: «Corcos non dipinge donne, ma l’idea che la donna ha di sé. Non ritrae, interpreta.»

Muore a Firenze l’8 novembre 1933 e la moglie Emma lo segue pochi giorni dopo, il 24 novembre dello stesso anno.

Sebbene la maggior parte delle sue opere siano custodite all’interno di collezioni private, è possibile osservare alcuni dei suoi dipinti presso gli Uffizi, la GAM di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e al Museo Civico di Livorno. La pittura di Corcos, così raffinata, eterea e sensuale, è ad oggi una delle più ambite tra i collezionisti.


Opere

“Un amico inaspettato, 1888”

(Livorno 1859 – Firenze 1933)

“Ritratto di Vivien Chartres”

(Livorno 1859 – Firenze 1933)