Giulio Aristide Sartorio

Giulio Aristide Sartorio

Giulio Aristide Sartorio

Roma 1860 - 1932

Giulio Aristide Sartorio nasce a Roma l'11 febbraio 1860. Cresciuto in una famiglia dove l'arte è di casa – sia il padre che il nonno sono scultori e pittori –, respira sin da subito il profumo dei colori e della creta. Più che gli studi regolari in accademia, a formarlo è il contatto diretto con i capolavori della Capitale. Il giovane Aristide impara a dipingere copiando gli affreschi e le statue delle basiliche romane, sviluppando un talento precoce che lo porta ad aprire un proprio studio già a diciannove anni.

Nella stimolante Roma di fine Ottocento, Sartorio entra in contatto con l'élite culturale dell'epoca. Diventa amico intimo di Gabriele D'Annunzio e collabora con la celebre rivista "Cronaca bizantina". Questo legame con il mondo letterario segna profondamente la sua produzione, spingendolo verso atmosfere simboliste e colte. La sua curiosità intellettuale, tuttavia, non si ferma ai confini nazionali: viaggia molto in Europa e, durante un soggiorno in Inghilterra, scopre la corrente dei Preraffaelliti, rimanendo affascinato dalla loro estetica sospesa tra mito e realtà. Tra il 1895 e il 1899 si trasferisce in Germania per insegnare all'Accademia di Weimar, periodo in cui entra in contatto diretto con la filosofia di Nietzsche e il simbolismo mitteleuropeo, traducendo queste suggestioni in capolavori come il celebre dittico composto da "La Gorgone e gli eroi" e "Diana di Efeso e gli schiavi".

Al rientro in Italia, Sartorio unisce l'ispirazione allegorica a un profondo amore per la natura. Diventa uno dei protagonisti del "Gruppo dei XXV della Campagna Romana", dedicandosi a immortalare i paesaggi laziali, le paludi e la luce mediterranea con uno stile vibrante e personale. La sua consacrazione pubblica definitiva arriva tra il 1908 e il 1912, quando riceve l'incarico di decorare l'aula della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio: realizza un monumentale fregio pittorico a encausto che celebra la storia della civiltà italiana attraverso una folla di figure plastiche e dinamiche.

Uomo d'azione oltre che d'intelletto, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Sartorio decide di arruolarsi come volontario. Sul fronte viene ferito e catturato dagli austriaci, trascorrendo un periodo di prigionia nel campo di Mauthausen. Anche in trincea la sua mano non si ferma: realizza una serie di disegni e dipinti drammatici che testimoniano la cruda realtà del conflitto. Nel dopoguerra, l'indomabile eclettismo di Sartorio lo spinge a esplorare i nuovi linguaggi visivi del Novecento: si appassiona alla fotografia e si cimenta persino nella regia cinematografica, firmando pellicole come "Il mistero di Galatea" (1918) e "Il sacco di Roma" (1923). Negli ultimi anni di vita lavora alle grandi decorazioni per il Duomo di Messina, prima di spegnersi nella sua amata Roma il 3 ottobre 1932, lasciando l'eredità di un artista totale che ha saputo fondere tradizione classica, modernità e slancio vitale