Gerolamo Induno

Gerolamo  Induno

Gerolamo Induno

Milano 1825 - 1890

Gerolamo Induno nasce a Milano nel 1825, da una famigli di umili origini. Il fratello maggiore Domenico, il cui talento era stato scoperto dall’orafo Luigi Cossa, lo guida sin dall’inizio nel suo percorso artistico. Si iscrive anch’egli all’Accademia di Brera, dove diventa allievo di Luigi Sabatelli. L’impegno gli garantisce riconoscimenti accademici notevoli durante gli ultimi due anni di corso e, sempre nel 1845, si presenta per la prima volta all’Esposizione annuale di Brera con due ritratti e studi dal vero.

Concluso il percorso accademico, prosegue l’apprendistato presso il fratello, entrambi influenzati dallo stile pittorico di Hayez. Il forte sentimento patriottico di entrambi li spinge a partecipare ai moti delle Cinque Giornate di Milano del 1848 e per questo vengono esiliati in Canton Ticino. Trasferitosi a Firenze l’anno seguente, si unisce ad un gruppo di patrioti volontari per difendere la Repubblica Romana dai francesi; purtroppo rimane gravemente ferito durante un’incursione che lo costringe a letto.

Durante la convalescenza inizia a dipingere gli avvenimenti militari che aveva conosciuto in prima persona, creando una vera e propria cronaca visiva del Risorgimento come Garibaldini alla difesa di Roma, Garibaldi sul Gianicolo e il Ritratto di Anita Garibaldi, realizzate nel 1849 e conservate oggi al Museo del Risorgimento di Milano. Tornato nella città natale continua a lavorare nello studio del fratello, partecipando all’Esposizioni braidensi e nel 1851 alla Promotrice di Torino con Sentinella.

L’anno seguente Induno si avvicina alla pittura di genere, partecipando a Brera con il quadro Il cantastorie; la breve pausa dalle armi lo vede partecipe di molte mostre sul suolo nazionale.

Il suo spirito patriottico lo porta ad arruolarsi nell’esercito piemontese e partecipare alla guerra di Crimea, durante la quale produce schizzi e disegni dal vero della campagna; questi appunti ispirano le opere successive, tra cui la grande telaBattaglia della Cernaia (1857), che il Re Vittorio Emanuele II acquista per il castello di Racconigi. Alle opere a carattere storico affianca la produzione di scene di genere.

Nel 1859 si arruola nei Cacciatori delle Alpi, gruppo guidato da Garibaldi; durante le spedizioni riprende l’abitudine ormai consolidata di fornire una cronaca grafica dei fatti. In questo periodo Induno dipinge indefesso un numero cospicuo di opere a tema risorgimentale dal carattere celebrativo come l’Imbarco dei Mille a Quarto o L'addio alla mamma del garibaldino, entrambi del 1860. L’anno seguente il Re gli commissiona l’esecuzione della monumentale e celebre tela La battaglia di Magenta del 4 giugno 1859.

Sempre in questo periodo dipinge una serie di tele dal soggetto simile; protagonisti sono giovani che partono volontari per il fronte. I dipinti sono particolarmente apprezzati per la loro capacità di rappresentare, attraverso l’episodio intimo di addio ai propri affetti, il coinvolgimento popolare nel processo dell’unificazione della nazione.

Non mancano grandi committenze pubbliche, tra cui nel 1865 delle tempere destinate alla sala d’aspetto della vecchia stazione centrale di Milano, purtroppo andate perdute.

L’interesse verso l’epopea risorgimentale va scemando sul finire degli anni ’70, quando le guerre d’indipendenza non sono che un lontano ricordo; Induno attraversa un’ultima fase artistica, pervasa da un riscoperto fascino verso il Settecento. Le scene di genere si fanno composte ed eleganti, la minuzia nei dettagli un sfoggio quasi eccessivo della sua bravura tecnica.

Durante gli ultimi anni di vita si ritira a Milano, dove continua a dipingere fino alla morte nel 1890.

Dimenticato a lungo dalla critica, viene poi riscoperto quasi un secolo dopo la sua scomparsa per il suo contributo fondamentale all’iconografia del Risorgimento.