Francesco Hayez
Venezia 1791 - Milano 1882
Francesco Hayez nasce a Venezia il 10 febbraio 1791 in una famiglia dalle umilissime condizioni economiche. Affidato fin da piccolo a uno zio benestante e collezionista d'arte, il giovane Francesco manifesta una precocissima disposizione per il disegno. Frequenta prima l'Accademia di Belle Arti di Venezia e, nel 1809, vince il prestigioso "Premio Roma", che gli permette di trasferirsi nella Città Eterna. Qui trova un protettore d'eccezione in Antonio Canova e ha l'opportunità di studiare da vicino gli affreschi di Raffaello e le sculture classiche. Questo apprendistato romano forgia in lui uno stile impeccabile, dove la precisione del disegno neoclassico si unisce a una straordinaria sensibilità per l'armonia delle forme.
La vera svolta artistica e la successiva consacrazione avvengono nel 1822 con il trasferimento a Milano, città allora in fermento e capitale culturale del Lombardo-Veneto. A Brera, dove in seguito otterrà la cattedra di pittura, Hayez diventa il caposcuola indiscusso del Romanticismo storico italiano. Abbandonati i miti della classicità greca e romana, l'artista inizia a dipingere episodi della storia medievale e rinascimentale italiana, caricandoli di messaggi politici cifrati. Sotto le spoglie di vespri siciliani o di tragici profughi, il pubblico colto dell'epoca legge chiaramente l'anelito di libertà, la sofferenza per la dominazione straniera e le speranze del nascente Risorgimento. Il suo capolavoro assoluto, "Il Bacio" (1859), racchiude in un gesto di travolgente intimità l'alleanza franco-italiana e lo slancio patriottico dei giovani pronti a partire per il fronte.
Parallelamente alla pittura storica, Hayez si afferma come il più straordinario ritrattista del suo tempo. Nel suo studio sfilano i protagonisti della cultura, della politica e dell'aristocrazia ottocentesca: da Alessandro Manzoni a Camillo Benso conte di Cavour, da Massimo d'Azeglio alle nobildonne milanesi di cui sa catturare la malinconica e aristocratica eleganza. La sua tecnica è prodigiosa, capace di rendere tangibile la consistenza della seta, il peso dei velluti e l'intensità psicologica degli sguardi. Nelle sue opere, la verità del volto umano non è mai sacrificata all'idealizzazione, creando un legame intimo e moderno tra il soggetto e lo spettatore.
Nonostante il mutare dei gusti e l'avvento delle nuove correnti realiste nella seconda metà del secolo, Hayez mantiene intatta la sua autorità e il rispetto delle istituzioni artistiche fino alla fine dei suoi giorni. Vive una vecchiaia operosa, celebrato come un vero e proprio monumento nazionale. Francesco Hayez si spegne a Milano il 12 febbraio 1882, all'età di novantun anni. Lascia in eredità un immenso patrimonio iconografico che ha dato un volto visibile, nobile e appassionato agli ideali romantici e civili dell'Italia moderna.